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Te la do io l'Africa

Se il protagonista numero uno di un campionato mondiale di calcio è un polpo che dalla sua vasca del parco acquatico di Oberhauser azzecca tutti i pronostici della nazionale tedesca, allora Joseph Blatter, numero uno Fifa, avrebbe ottime ragioni per essere preoccupato. Stadi che nella prima fase sono rimasti semi vuoti, spettacolo quasi sempre latitante, (qualche spunto tecnico in più si è visto, ad onor del vero, dagli ottavi in poi) condito da arbitraggi mediocri: La rassegna iridata, a primo acchito, appare in deficit.

I PIU' E I MENO - La giovane Germania che puntava su tanti elementi che per la prima volta si affacciavano ad una ribalta internazionale di tale importanza, ha ottimamente figurato. A spiccare sono stati Mesut Özil, 22enne centrocampista del Werder Brema, e il bavarese, anni 21, Thomas Muller, liete novità del mondiale. Ci si aspettava qualcosina in più da Lionel Messi. L'argentino ha dimostrato di non trovarsi a proprio agio all'interno dei confusi meccanismi di gioco voluti da Maradona, attento molto alle individualità. Forse troppo. Male anche Torres. Del Bosque lo ha schierato con insistenza, senz'altro oltre i suoi meriti. Lento e impacciato, l'attaccante reds è stato condizionato dall'infortunio al ginocchio patito in aprile.

EUROPA FELIX - Sorride Sneijder. L'interista, dopo aver trascinato i nerazzurri verso la tripletta, è il leader della sorprendente, ma non troppo, Olanda, giunta alla terza finale della sua storia. Così come non suscita meraviglia il cammino della Spagna. Il gruppo costruito in questi anni ha confermato la sua solidità. La forza delle 'cantere', i prolifici vivai iberici, è l'arma in più di una nazionale che, dopo aver conquistato due anni fa l'Europeo, punta al bis mondiale.

LE DELUSE - Mondiale amaro per il Brasile. I verdeoro sono incespicati proprio quando Dunga (al capolinea della sua avventura sulla panchina della seleçao) credeva di aver quadrato il cerchio. L'ex Fiorentina aveva puntato su una squadra poco tecnica, ma molto 'burocratica, razionale', per usare le parole spese da Socrates. Andare contro la naturale tendenza allo 'joga bonito' brasileiro, non ha portato buoni frutti. L'appuntamento con il sesto titolo è rinviato al 2014, quando il Brasile ospiterà la rassegna. Basterà la carica della torcida a trionfare? Di certo il materiale umano su cui puntare e fare bene non mancherà.

Al contrario, Maradona ha pagato l'eccessiva fiducia nei mezzi tecnici dell'albiceleste. Ok Tevez, Messi, Higuain. Ma dove lo mettiamo un centrocampo (ignorato Cambiasso) incapace di fare filtro e una difesa (a casa Zanetti, Samuel in panchina) inadeguata? Cronaca di una eliminazione annunciata.

Il mondiale dell'Inghilterra di Capello non è stato all'altezza dell'esaltante cammino nelle qualificazioni. Sir Fabio ha trovato difficoltà nel gestire il gruppo, come dichiarato da Terry: 'Ci siamo chiesti perchè in panchina sedesse il suo gemello'. La stampa british non ha perdonato alcune scelte del tecnico italiano, come l'aver impiegato Green, autore di una clamorosa papera contro gli Usa che è costata, a conti fatti, la vittoria all'esordio e probabilmente il successo nel girone che avrebbe consentito ai three lions un prosieguo di torneo più agevole.

AMERICA E AFRICA - Esclusi agli ottavi gli Usa di Bob Bradley, che hanno comunque favorevolmente impressionato. La scuola a stelle e strisce si conferma in costante miglioramento. Bene anche Cile (ottime individualità inserite negli efficaci schemi di Bielsa) e Paraguay (chiedere referenze a Italia e Spagna), ma soprattutto l'Uruguay di Tabarez, solo ad un passo da una storica finale. Una meteora l'Honduras.

'Il mondiale nel continente nero era un'occasione. L'abbiamo sprecata'. Sono parole dell'ex attaccante del Camerun Roger Milla. Probabilmente ha proprio ragione. Lustri fa, c'era chi prevedeva 'una squadra africana in una semifinale mondiale prima del 2000'. Ma neanche per sogno. Atavici problemi che vanno da quelli organizzativi a quelli puramente tecnici, sono stati ancora una volta alla base del fallimento. Soddisfazioni solo per il Ghana. Male Camerun (Eto'O troppo prima donna per essere un vero leader) Nigeria (la Federazione vuole ritirarsi da qualsiasi competizione per i prossimi due anni per ricompattare le fila, la Fifa ha minacciato sanzioni. Giusto per chiarire in che situazione vegetano le, una volta temibili, Aquile Verdi) e Sudafrica (unico paese organizzatore della storia dei mondiali a finire fuori già dopo la fase a gironi), appena meglio l'Algeria. Milla ha indicato la strada per uscire dallo stallo. 'Perchè affidarsi a tecnici europei che non conoscono o sanno poco delle nostre realtà e non puntare su allenatori nostrani?'. E' un'idea. Meglio di niente.

Male, malissimo, Italia e Francia, le due finaliste dello scorso torneo. Questioni opposte attanagliano azzurri e bleus. I primi alle prese con tormenti di carattere strutturale, i transalpini con un problema che ha un nome e cognome: Raymond Domenech. I campioni del mondo uscenti sono stati travolti da un sistema che negli ultimi quattro anni ha impedito un ricambio generazionale all'altezza della situazione. Agli ordini di un appagato Lippi, in Sudafrica ci è andata una nazionale formata da (pochi) giovani (quantomeno) ancora acerbi e (tanti) anzianotti che poco o nulla hanno da chiedere alla carriera. Se a questo ci si aggiunge la mancata convocazione di quegli elementi che avrebbero consentito alla squadra un salto di qualità dal punto di vista tecnico, la sfortuna legata agli infortuni di Pirlo e Buffon, il quadro è completo. Meno complicata la situazione della Francia. Un gruppo sul quale lavorare c'è, mancava una guida valida. Non poteva esserlo Raymond Domenech, responsabile unico di uno spogliatoio dilaniato da polemiche, esplose in tutta la sua fragorosità alla vigilia dell'ultima gara contro il Sudafrica. L'affaire Anelka è stato solo il la all'eruzione di un vulcano di malcontenti che già da tempo prometteva di eruttare. A Prandelli e Blanc toccherà riportare le due nazionali ai livelli dei recenti fasti. Buona fortuna, ne avranno bisogno.

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