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Tavecchio, offese a gay ed ebrei: ma non vuole dare le dimissioni da presidente della Figc

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Il presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, è finito di nuovo nella bufera per insulti a gay ed ebrei. Ma non è intenzionato a rassegnare le dimissioni. Il caso è stato svelato dal 'Corriere della Sera', che ha pubblicato una conversazione tra il numero uno della Figc e il direttore della rivista Soccerlife, Massimiliano Giacomini. Carlo Tavecchio definisce "ebreaccio" l'imprenditore Cesare Anticoli, aggiungendo anche che "Non ho niente contro gli ebrei, ma meglio tenerli a bada". Nel corso del colloquio con il giornalista, poi, dice che i bisogna "tenerli lontani da me, io sono normalissimo".

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Le parole hanno fatto molto rumore. Carlo Tavecchio si è però difeso, dicendosi vittima di un "ricatto". Il presidente della Figc parla di "evidente ritorsione nei miei confronti da parte di una persona alla quale ho negato dei contributi per la sua attività editoriale". Tavecchio invita ad ascoltare l'intera registrazione diffusa da Giacomini. "Le mie parole sono chiare, ho lunghi rapporti di stima personali e professionali con gli ebrei. Ringrazio l'ambasciatore di Israele che me ne ha dato atto. E anche le accuse di omofobia non mi appartengono". Ma il problema è la reiterazione di certe gaffe, come quando offese i neri parlando di "Optì Pobà" che prima "mangiava le banane e ora gioca titolare in serie A".

Giacomini ha spiegato che ha scoperto in ritardo quelle frasi, visto che il materiale a disposizione copriva una conversazione durata molto tempo. E intanto ha replicato alle accuse mosse dal presidente della Figc: "Tavecchio dice di essere vittima di un ricatto e di questo ne risponderà nelle sedi opportune, l'unica verità è che non ho fatto al meglio il mio lavoro visto che le frasi antisemite e antigay mi erano sfuggite ma sono sempre più convinto di aver fatto bene a rinunciare ai finanziamenti e a presentare il progetto Europa e mantenendo la libertà e l'indipendenza di SoccerLife e della mia redazione". La richiesta di dimissioni dal mondo politico è stata quasi unanime, e anche dal governo è trapelato il malumore verso l'ennesima uscita infelice di Tavecchio, che tuttavia ha trovato un insperato alleato nell'ambasciatore di Israele, Naor Gilon: "Durante il congresso Fifa gli abbiamo chiesto un aiuto, e ce lo ha dato". Troppo poco per ridimensionare la portata di certe affermazioni.

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