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"Su Ronaldo abbiamo sbagliato diagnosi"

"La diagnosi? Era sbagliata", il mea culpa arriva direttamente da Pierre Meersseman, da anni coordinatore sanitario del Milan. L'infortunio di Ronaldo è stato curato male perchè lo staff sanitario credeva fosse un altro problema.

"Subito dopo l'infortunio e' stata effettuata un'ecografia e il giorno dopo una risonanza e un'altra ecografia - ha raccontato il medico alla 'Gazzetta dello sport' -. Tutto chiaro: stiramento di primo grado. La nostra valutazione trova d'accordo il radiologo e gli altri specialisti interpellati".
Qualcosa pero' non va secondo le previsioni. "Tre giorni dopo l'infortunio la gamba sinistra di Ronaldo presentava un ematoma particolarmente grande - ha spiegato Meerseman -. Il 6 agosto una nuova risonanza ha chiarito il problema: stiramento di secondo grado".

Il persistere del dolore, la paura di dover restare fuori a lungo: tutti questi dubbi hanno avuto un effetto deleterio sulla psiche del calciatore. "C'e' stato un errore di comunicazione interna. Il recupero di Ronaldo procedeva benissimo. Ronaldo correva in allenamento, si sentiva meglio e Ancelotti lo vedeva crescere - ha proseguito -. Quando provava a calciare, ecco il problema: la fibrosi, ossia quella specie di pallina che gli dava fastidio e che e' la cicatrice dello stiramento. Il fastidio non spariva...".

A quel punto Ronie decide di rivolgersi ad un altro medico di sua fiducia, il dottor Combi, medico sociale dell'Inter (scelta non gradita a Milanello) che "senza guardare gli esami precedenti gli fa un'altra risonanza. Per lui il tendine e' rotto. Io non posso crederci, chiedo di vedere le immagini della risonanza e insieme al dottor Sala, che e' molto serio e competente, ne scorriamo ben 154. Non c'e' alcuna lesione del tendine. Ronaldo pero' - ha continuato Meerseman - era comprensibilmente agitato. Allora sono stato io a dirgli di andare dal professor Martens, che conferma la nostra versione".

Poi arriva il viaggio del Fenomeno in Brasile: "Aveva poi già l'idea di stare tre giorni a casa. Martens pero' gli dice di allenarsi il prima possibile. Allora cerco di convincerlo a non andare però alla fine ottiene l'ok dalla società. A quel punto parlo con Runco, medico che ha visitato Ronie a Rio, che mi spiega cosa intende fare, optiamo per la terapia nota come 'Fattore di crescita' e suggerisco a Galliani di lasciarlo in Brasile ancora un paio di giorni". Questa terapia (cui ci si può sottoporre solo previa autorizzazione della Wada e del Coni) consiste nella centrifuga del sangue al fine di ottenere un concentrato di piastrine da iniettare nel punto del muscolo leso.

Intanto Galliani in Italia deve gestire la grana dell'Antidoping del Coni che minaccia di aprire d'ufficio un'indagine sulle cure a cui il Fenomeno intende sottoporsi in Brasile. "Prima di sottoporsi a terapie di questo tipo, la società dovrebbe inviare la documentazione alla Figc che poi provvede a girarla alla Commissione antidoping", ha spiegato Luigi Frati che di tale commissione è il presidente. "Se la pratica viene approvata il giocatore viene autorizzato a gareggiare, altrimenti il permesso viene negato".
A questo punto il Milan spera fortemente che Ronaldo non inisista con questa terapia. Troppo lungo e imbarazzante l'iter burocratico, che avrebbe comportato la permanenza di Ronaldo in Brasile per due settimane almeno, con il rischio di una squalifica.

"Il Milan non è infuriato con Ronaldo", ha detto Adriano Galliani. "Dietro il suo viaggio in Brasile vi sono buona fede e voglia di rientrare in campo". Sarà ma pare che Sivlio Berlusconi non abbia preso benissimo questa intricatissima vicenda.

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