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Spagna fuori dal Mondiale 2014: come Italia e Francia, la "maledizione" dei campioni in carica

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L’uscita di scena con una giornata di anticipo della Spagna dai Mondiali è la prima vera sorpresa di Brasile 2014. Davanti al pubblico dello stadio Maracanà di Rio de Janeiro, le Furie Rosse hanno rimediato una delle peggiori figure della loro storia recente, facendosi dominare dal Cile di Edu Vargas e Arturo Vidal chiudendo in modo non certo onorevole l’esperienza in terra brasiliana.

Spettacolo hard per la qualificazione: pornostar carica il Cile per la sfida contro la Spagna

Con l’addio traumatico al torneo iridato a soli 24 mesi dal trionfo in Europa ed a 4 anni di distanza dalla storica conquista della World Cup nella spettacolare finale in Sudafrica contro l’Olanda, gli uomini di Vicente Del Bosque hanno stracciato ogni record negativo, collezionando un punteggio ed una media reti da dimenticare: 0 punti, 7 gol subiti ed una sola marcatura all'attivo peraltro su calcio di rigore.

Ma il dato che maggiormente colpisce, in presenza di pochissimi esempi simili, è la brusca caduta dalle stelle del doppio successo Mondiale-Europeo alle stalle dell’eliminazione nella fase a gironi con l’onta delle 2 sconfitte su 2 per una rappresentativa che si presentava come favorito, insieme a Brasile e Germania, per il titolo.

A commentatori, tifosi e addetti ai lavori italiani è tornata in mente la parabola discendente della Nazionale di Marcello Lippi, capace di alzare la Coppa del Mondo in Germania nel 2006 e di farsi eliminare malamente nel 2010 (da avversarie non irresistibili, come la Slovacchia) sempre col tecnico campione in panchina e col blocco dei titolari in gran parte riconfermato.

(Il Cile umilia la Spagna campione del mondo con una partita perfetta: i gol)

Un altro esempio di maledizione da detentori della Coppa è la Francia di Zinedine Zidane e compagni, sull’Olimpo del calcio mondiale nel 1998 e vincitrice dei campionati europei nel 2000, ma deragliata disastrosamente ai Mondiali del 2002 con un solo punto in tre partite nel proprio girone ed una evidente involuzione del gioco e del valore assoluto di un gruppo a lungo celebrato dalla stampa internazionale come vicino alla perfezione.

L’insegnamento che sembra emergere da questi tre casi clamorosi di discesa agli inferi delle teste di serie del torneo calcistico più prestigioso al mondo, si può riassumere efficacemente nella negazione della vecchia regola sportiva squadra che vince, non si cambia”.

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