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Processo Gea, Capello e Giraudo reticenti

Gli abbondanti “non ricordo” e “non so” rischiano di mettere nei guai Fabio Capello e Antonio Giraudo. Per il Pm Luca Palamara, nelle testimonianze rese nell’ambito del processo gea, in svolgimento dall’attuale commissario tecnico della nazionale inglese e dall’ex ad bianconero, c'è un “convitato di pietra”, la reticenza, “l'omertà”.

Giraudo, sostiene Palamara, “ha dato dichiarazioni difformi da Trezeguet. In questa sede i testimoni hanno l'obbligo di dire la verità”. Mentre “Il teste Capello ha reso una deposizione piena di risposte con non ricordo, non so. Il termine della “reticenza” si attaglia alle dichiarazioni rese dal commissario tecnico dell'Inghilterra, per tutto quanto questo chiedo la trasmissione del verbale in base all'articolo 372 del codice”.

Momenti vibranti anche quando a deporre è stato Franco Baldini. Mentre rispondeva a una domanda su un colloquio avuto con Moggi nel 2001 in occasione di una cena di Natale della Federcalcio, Baldini si è rivolto all’ex dirigente bianconero, seduto accanto al suo difensore Marcello Melandri, e gli ha detto: “Luciano, hai diciotto avvocati, se mi lasci in pace... ho già dato con te”. Alla richiesta di spiegazioni da parte di Luigi Fiasconaro, presidente della X sezione del tribunale di Roma, l’ex ds giallorosso, ha dichiarato che il riferimento era ad alcuni atteggiamenti definiti come “soliti segnali minatori che mi sta facendo e che ha sempre fatto”. “In aula” ha detto Fiasconaro rivolgendosi a Moggi “non si batte ciglio. Non si fanno risatine o meno. Io la ammonisco formalmente”.

“Chiedo scusa per il mio atteggiamento- ha detto successivamente Moggi durante una dichiarazione spontanea- ho subito un po' di tutto in questi anni per il fatto di aver lavorato bene. Da quello che ha dichiarato Capello nei verbali di interrogatorio, si capisce l'invidia che Baldini provava nei miei confronti. Vorrei ricordare che Baldini fu deferito dalla procura della Figc perchè fece avere a Recoba un passaporto falso, per cui in sede penale l'Inter fu condannata. Per Chiellini, vorrei ricordare che non fu rubato alla Roma, ma che in quel periodo la Roma non poteva comprare sul mercato come risulta dalle carte della federazione”.

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