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Non arrivano i contributi per l'editoria, "Il romanista" chiude

L'1 marzo potrebbe essere l'ultimo giorno di vita de "Il Romanista". Il quotidiano capitolino, si legge in un editoriale apparso sul sito ufficiale "era nato sul presupposto economico di superare il traguardo dei tre anni e guadagnare così il diritto ai cosiddetti "contributi dell’editoria", ovvero, ogni anno, il rimborso di circa il 50 per cento dei costi. In questo modo i conti sarebbero tornati in equilibrio e i romanisti avrebbero avuto per sempre il loro quotidiano".

Il 10 settembre 2007, dunque, Il Romanista avrebbe guadagnato il diritto a percepire 450 mila euro di diritti per l'editoria. "Qualcosa però è andato storto" spiega l'editoriale "Nel gennaio 2008 abbiamo presentato regolare domanda, che abbiamo integrato a giugno con il bilancio 2007, approvato e certificato. Il 27 ottobre la Commissione tecnica del dipartimento editoria della presidenza del Consiglio ha dato parere favorevole, ma il capo del dipartimento ha deciso di chiedere un ulteriore parere all'Avvocatura dello Stato. Perché? Perché mentre "Il Romanista" faceva la sua corsa, qualcuno aveva cambiato le regole, senza tener conto di chi era già partito. La data da tenere a mente è il 23 dicembre 2005. Una norma contenuta nella legge finanziaria ha eliminato, a partire dal 1 gennaio 2006, la possibilità di concorrere ai contributi per le società a responsabilità limitata controllate da cooperative; e ha alzato il termine dopo il quale si ha diritto ai contributi da tre a cinque anni per tutte quelle società editrici costituite dopo il 31 dicembre 2004. In pratica, ci avevano messo fuorigioco. Se non fosse che il 29 dicembre, e quindi ben dentro i termini delle nuove norme, I Romanisti si sono trasformati in cooperativa. E quindi per ogni singolo giorno di vita di questo giornale, abbiamo rispettato i requisiti richiesti dalla legge. Perché questa è una trasformazione, lo spiegano anche i manuali di diritto privato. Ma torniamo al 2008, l'autunno del 2008. Il parere dell'Avvocatura, richiesto a ottobre, non è arrivato a novembre, non è arrivato a dicembre. E' arrivato a metà gennaio, quando la cooperativa aveva naturalmente ormai quasi esaurito le risorse per andare avanti (essendo questa una vera cooperativa di giornalisti, senza nessun finanziatore occulto alle spalle). A metà gennaio l'Avvocatura ha dato il suo parere ed è stato negativo, spostando il nostro diritto ai contributi a partire dal 29 dicembre 2008 (invece che dall'11 settembre 2007). Una decisione ingiusta, illegittima e illogica che abbiamo subito impugnato al Tar. Ma qualche giorno fa il Tar ci ha risposto: ci ha detto che non è urgente, ci ha detto di fare ricorso ordinario. Altri sei, nove mesi forse. Un termine che purtroppo non possiamo aspettare. E quindi abbiamo presentato un nuovo ricorso al Consiglio di Stato, sperando che capiscano l'urgenza di privare la città di un quotidiano che ha quasi cinque anni di vita, di privare i tifosi della Roma di un punto di riferimento, di beffare tutti quei creditori che ci hanno dato fiducia, che hanno creduto in noi e in questo progetto. Ma soprattutto speriamo che qualcuno capisca l'urgenza di privare 20 famiglie di un posto di lavoro che è stato costruito e difeso ogni singolo giorno con la serietà di ciascuno dei nostri giornalisti, delle nostre segretarie, della nostra amministrazione. Il Consiglio di Stato deciderà nei prossimi giorni. Ma intanto il 1 marzo andremo in edicola per l'ultima volta. Sperando di tornare presto, sperando di restarci per sempre".

Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti ha espresso in una nota il suo pensiero in merito alla probabile chiusura del quotidiano: "Sono molto vicino al Romanista e a tutta la redazione in un momento così delicato per le sorti del giornale. Il mio pensiero va al direttore Stefano Pacifici e a tutta la redazione, con la speranza che possano continuare a svolgere il loro lavoro con la passione e la competenza dimostrate sinora. Il Romanista e' un quotidiano che si e' sempre battuto per difendere i valori dello sport, che ha portato alla luce lo scandalo di "Calciopoli" e che ha combattuto il doping e l'abuso di farmaci. Ma e' anche un giornale attento alle problematiche di Roma e della sua provincia, una voce preziosa e sempre puntuale nell'evidenziare le criticita' del nostro territorio e i disagi che incontrano i cittadini.Per questo mi auguro che continui ad uscire in edicola anche dopo il primo marzo e che possa informare e divertire i suoi lettori ogni giorno come ha fatto in questi quattro anni".

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