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Nel 'Corriere' di Lucarelli

Il Corriere di Livorno è una realtà nata appena quattro giorni fa. Ha la sede in un palazzone in marmo rosa che dà sulla Piazza Attias.
Lì, in quell'ufficio open space, lavorano nove persone, regolarmente assunte da Cristiano Lucarelli che del quotidiano è il presidente.

Nelle quaranta pagine a colori del Corriere di Livorno, c'è tanta passione ed orari da gulag, come rivela il quotidiano La Stampa. "Entriamo in redazione alle 9 e usciamo alle 2 di notte", ha spiegato il direttore Emiliano Liuzzi, "ma qui non ci sono giornalisti in prova, solo ragazzi assunti".

Le cifre di vendite non sono incoraggianti: diecimila copie vendute all'esordio, cinquemila al secondo, tremila il terzo. "L'obiettivo sono 3500 copie di media. E il primo giorno ne abbiamo tolte 4mila al Tirreno", ha detto il direttore.

Il presidente Lucarelli telefona dalle due alle quattro volte al giorno. Vuole essere sempre aggiornato su tutto, soprattutto sulle vendite e sul servizio di punta del giorno.
Al momento le soddisfazioni non sono molte e i soldi ancora meno. Però la passione non manca. "Lucarelli si è sentito abbandonato dalla città, e per reazione ha deciso di contribuire a qualcosa che faccia storia a Livorno", ha proseguito Liuzzi. "E' un calciatore atipico: altri avrebbero aperto un ristorante, lui ha fondato un giornale. Le uniche città italiane con un solo quotidiano locale erano Bolzano, Trieste e Livorno. Rimini ne ha perfino quattro. Abbiamo colmato un vuoto".

Il giornale, di buona fattura, è fatto di cronaca, gossip e sport. "Siamo apolitici", garantisce Liuzzi. "Vogliamo essere oggettivi. Certo, se domani si discutesse dell’introduzione della pena di morte a Livorno, urlerei che sono contrario, ma è un caso limite. Penso alle inchieste sugli ultrà: non basta intervistare il sociologo di turno e fargli dire le solite sciocchezze, bisogna sentire anche i ragazzi, ascoltare entrambe le parti".

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