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Morte Piermario Morosini, 3 indagati: "Non usarono il defibrillatore"

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Il medico del Pescara Ernesto Sabatini, quello del Livorno Manlio Porcellini ed il dottor Vito Molfese del 118 sono stati iscritti nel registro degli indagati dal Procuratore Valentina D'Agostino. I tre furono i primi ad intervenire dopo il malore fatale che colpì il calciatore amaranto Piermario Morosini.

Gli attimi della tragedia

Secondo il Pubblico Ministero D'Agostino i tre avrebbero potuto salvare la vita al calciatore con l'utilizzo del defibrillatore. L'ipotesi di reato è quella di omicidio colposo.

Ad intervenire per primo fu Porcellini che dunque, così come chiariscono le procedure mediche, divenne automaticamente capo del pronto soccorso, e non Molfese del 118. Più leggera appare laposizione del medico sociale degli adriatici, Sabatini.

Il centrocampista amaranto, 26 anni, si accasciò al suolo al 31' del primo tempo di Pescara-Livorno dello scorso 14 aprile. Immediatamente sorsero dubbi in merito alla qualità dei soccorsi (L'infermiere Marco di Francesco parlò proprio di "un defibrillatore disponibile, ma non utilizzato").

Alla decisione del pm Valentino potrebbe seguire, probabilmente, la richiesta di incidente probatorio davanti al gip.Cristian D’Ovidio, consulente della Procura pescarese, ha scritto nella sua relazione che il calciatore sarebbe morto a causa di una malformazione cardiaca congenita.

Tra il momento in cui il calciatore accusò il malore e l'arrivo dell'ambulanza (bloccata da una auto dei vigli urbani posteggiata proprio davanti al varco d'ingresso al terreno di gioco) passarono 6 minuti e 14 secondi. Momenti su cui adesso si tenterà di far luce. Piermario poteva essere salvato? Un atroce interrogativo a cui proverà a rispondere l'inchiesta della Procura di Pescara.

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