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Morte Beatrice, Mazzone indagato

L’inchiesta sulla morte di Bruno Beatrice, il calciatore della Fiorentina morto nel 1987 di leucemia a soli 39 anni, coinvolge anche Carlo Mazzone. L’allenatore, alla Fiorentina tra il 1975 e il 1978, è finito sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Insieme a lui anche due ex primari ospedalieri che curarono il giocatore con i raggi Roentgen per una pubalgia.

“Si vede che la mia lunga vita doveva riservarmi pure questa esperienza” ha dichiarato l’allenatore in un’intervista rilasciata a il Romanista “indagato per la morte di un calciatore. E’ proprio vero che gli esami non finiscono mai. Ma è vero anche che più ci si avvicina alla vecchiaia, più certe cose fanno male”

“Sono sereno” ha aggiunto Mazzone, convocato venerdì dal pm Luigi Bocciolini e che nei mesi scorsi era stato già ascoltato dai militari del nucleo antisofisticazioni “non so cosa potrò dire su questa vicenda: io ero l’allenatore, quello che decideva lo staff medico non era di mia competenza”.

E’ stata la vedova di Bruno Beatrice, Gabriella Bernardini, oggi 59 anni, la prima a puntare il dito: “Bruno è stato ammazzato dal calcio”, ha sempre ripetuto. Il professor Giuseppe D’Onofrio, ematologo e oncologo di Roma, docente alla Cattolica, e la dottoressa Giuseppina Fortuna, primario di radioterapia del San Filippo Neri scrissero in una perizia chiesta l’anno scorso da Bocciolini che il trattamento era “assolutamente scorretto tanto per il numero di sedute, una al giorno per oltre due mesi, quanto per la supposta dose somministrata. L’analisi della letteratura dimostra che le radiazioni assorbite, anche a dosi basse, aumentano il rischio di cancro e in particolare di leucemia. Quindi sussiste una compatibilità tra la massiccia terapia Roentgen praticata nel 1976 e la leucemia acuta diagnosticata a Beatrice nel 1985”.

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