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Matarrese: 'Gli arbitri aiutarono il Bari'

A proposito di calcio pulito, ecco la candida confessione di Matarrese Vincenzo, da 27 anni alla presidenza del Bari, tra alti, bassi, osanna e contestazioni, praticamente il bello e cattivo tempo nel passato, remoto e prossimo, presente e probabilmente futuro del club pugliese.

Ecco quanto dichiarato dal boss galletto, a margine del cerimoniale di consegna delle chiavi cittadine a Jean François Gillet, recordman di presenze in biancorosso, 319 con quella di Napoli, una in più dell'ex capitano Giovanni Loseto.

Alla presenza del Sindaco di Bari, Michele Emiliano, il dg Garzelli, il ds Angelozzi, lo stesso Loseto, Vincenzo Matarrese si è scatenato in una girandola di ricordi e aneddoti, molti delle quali dall'amaro sapore di un calcio canceroso le cui metastasi appaiono invincibili.

'La mia famiglia acquistò il Bari nel 1977. Il presidente era mio fratello. Nell'83 era stato appena eletto presidente della Lega calcio. Il Bari era in Serie B e navigava in cattive acque. Negli ultimi mesi di campionato gli arbitri, sui quali mio fratello aveva influenza, cercarono di aiutare la squadra per non farla retrocedere'.

'A ogni partita ci assegnavano un rigore Solo che noi riuscimmo a sbagliarli tutti. Nell'ultimo match col Monza, Radice fece calciare il rigore decisivo non più ai rigoristi ma a un difensore, Loseto, convinto che avrebbe segnato con una cannonata. Invece... ne uscì l'ennesimo passaggio al portiere e non riuscimmo a evitare la retrocessione. A quel punto mio fratello lasciò la carica sociale, perchè come presidente di Lega non poteva essere a capo di una squadra di serie C. Così la mia famiglia decise di passare a me il testimone e da allora non l'ho più lasciato'.

 (foto © LaPresse)

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