Excite

Mancini, fra critiche ed espulsioni

Silenzio, parla Roberto Mancini.
Il ct meno invidiato d'Italia, quello che "quest'anno non può sbagliare con la squadra che ha a disposizione", si sfoga dalle colonne di Repubblica e risponde alle critiche a muso duro, parlando di calcio, di tattica e della situazione attuale della società nerazzurra che, spera, di riuscire a condurre di nuovo al vertice del calcio italiano ed internazionale.

Vi riportiamo i punti salienti dell'intervista:

Mancini, in partenza le cose non sono andate come era logico aspettarsi.
"Di quello che abbiamo fatto in campionato sono contento, non dimenticando quello che ci ha riservato il calendario. Me lo aspettavo difficile e difficile è stato. Avrei firmato per questo punteggio dopo cinque gare. Abbiamo sofferto un po' a Cagliari, ma non per caso".

Altra storia in coppa, due Inter diverse: sconcertante?
"Due battute negative, due sconfitte che hanno anche condizionato il campionato. Entrambe le volte non brillantissimi, ma le sconfitte sono figlie delle espulsioni, che hanno condizionato il risultato. Giocare 30 e 40 minuti in dieci vuol dire fare un regalo agli avversari, e in Champions si paga.

Ecco un problema, guardando avanti: espulsioni, ammonizioni a raffica, segno di poca serenità e tenuta nervosa di alcuni?
"Casi diversi: le espulsioni per doppio giallo sono un'altra cosa. Quella di Grosso poteva essere evitata, per non dire di quel è successo a Roma, parlo di Vieira dopo l'espulsione. Indispensabile cambiare registro. Il primo obiettivo deve essere chiudere le gare in undici. Questo vuol dire attenzione nei falli e soprattutto dire qualche parola in meno. Tutti dovrebbero aver capito".

Che pagella dà a Mancini allenatore?
"Non credo di aver fatto male. Nei primi due anni è stato avviato un lavoro positivo, ora è arrivato il momento di completarlo al meglio. E' quello che cerco e voglio".

Moratti ha già usato toni crudi con la squadra, ha evitato drammi dopo Cagliari, ma contentissimo non era domenica sera. Dopo questo mese come valuta il suo rapporto con la società?
"Credo che ci sia amarezza per le sconfitte ed è giusto così. E' lo stato d'animo di tutti, perché quando credi in quello che fai è inevitabile che sia così".

Intanto lei ha raccolto critiche di ogni tipo. Non le risparmiano nulla, anche il fatto di non aver cominciato da una panchina di C o di B. Forse all'idea di essere antipatico a molti è abituato, ma il motivo?
"Io credo che decisivo sia il fatto che se c'è da dire qualcosa che va contro le persone che contano, i potenti, io lo dico e l'ho detto. E queste cose prima o poi te le fanno pagare. A questo si aggiunge il fatto di essere all'Inter, e che l'Inter è rimasta fuori da calciopoli è una ragione in più".

Situazione che pesa, che complica vita e lavoro?
"No. Preferisco essere libero, dire quello che penso, piuttosto che adeguarmi ad un certo modo di pensare, a certe convenzioni, al farmi condizionare da altri".

Con cinque attaccanti di livello mondiale in rosa, mugugni e polemiche certe?
"Diventa decisivo avere giocatori intelligenti che facciano prevalere l'interesse della squadra".

C'è da fare i conti con le pressioni denunciate da lei e Moratti.
"Pressione sull'Inter è normale, non quelle seguite all'evolversi dello scandalo che ha travolto il nostro calcio. Del resto per quel che era successo è stato fatto troppo poco".

Come reagite alle ultime vicende che riguardano l'Inter?
"Non sono condizionato, e credo anche i giocatori. Noi abbiamo il dovere di fare bene il nostro lavoro, stare molto uniti. Alle volte non sarà facile ma qui si misura la nostra forza".

calcio.excite.it fa parte del Canale Blogo Sport - Excite Network Copyright ©1995 - 2016