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Lo j'accuse di Maldini

A più di 48 ore dall'incredibile e inaspettata contestazione ricevuta nel match di campionato perso contro la Roma, Paolo Maldini non ha ancora digerito l'inspiegabile comportamento del tifo rossonero. La contestazione della Curva Sud milanista ha lasciato tutti di sasso: adetti ai lavori, compagni, avversari, appassionati e ovviamente anche lo stesso diretto interessato, bandiera del Milan per 23 anni e simbolo indelebile nella storia del club meneghino. Le '901' presenze in maglia rossonera, non sono bastate al capitano per evitare i fischi di una frangia del popolo milanista nella sua ultima apparizione a San Siro: "Non lo so perché mi hanno contestato. Ho sempre avuto un comportamento lineare, seguendo i miei ideali e rispettando tutti - ha detto Maldini alla 'Gazzetta dello Sport' - Era un pomeriggio perfetto: stadio pieno di famiglie e 70 mila persone che mi hanno acclamato. Peccato per quei 500 che hanno voluto rovinare la festa. La mia reazione? Ero un uomo ferito, non ho avuto al possibilità di pensare - ammette - È stata una reazione istintiva, e quindi forse sbagliata. Anch'io sono un uomo con sentimenti e debolezze".

Due gli episodi che in passato avevano incrinato il rapporto con la tifoseria: "Il primo - spiega Maldini - al rientro da Istanbuldove, pur perdendo, avevamo giocato una fnale splendida, nettamente meglio del Liverpool. All'aeroporto siamo stati contestati: 'Dovete chiederci scusa'. Io giocavo da una vita e dovevo chiedere scusa a un ragazzo di 20 anni? Per inciso, quella sera il Liverpool ci surclassò a livello di tifo: sul 3-0 si sentivano solo gli inglesi. All'Aeroporto volarono parole grosse e rischiammo lo scontro. A Montecarlo, Supercoppa 2007 - prosegue - si verificò il secondo. Gli ultrà non tifarono e non permisero che qualcuno ci incitasse. E anche in campionato per alcuni mesi giocammo in un clima surreale. La squadra soffriva e io ne parlai alla Gazzetta. Fu un'intervista da capitano, che però non piacque ad alcuni tifosi. Ci fu un incontro con un paio di loro, in cui io spiegai che era per il bene del Milan."

Al capitano rossonero, oltre alla presa di posizione dei tifosi, non è andato giù il 'no comment' della società sull'argomento: "Il silenzio del club mi ha dato fastidio. Non mi è piaciuto che non abbia preso posizione - rivela Maldini - Non c'è stato neanche un commento: dal presidente in giù, nessun dirigente ha detto una parola. Io sarà idealista, ma credo che una società come il Milan si debba disociare da certi episodi". In conclusione, il 40enne difensore 'non perdona' quella parte del tifo rossonero così amaramente gelida nei suoi confronti: "Non li ho mai insultati tranne all'aeroporto di ritorno da Istanbul. Comunque, l'episodio di domenica ha tracciato una linea ancora più netta tra me e loro".

L'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, ha replicato a Maldini attraverso le pagine del sito ufficiale rossonero: "Caro Paolo, ho letto la tua intervista e capisco la tua amarezza: sono sotto scorta, come sai, da due anni proprio a causa dei comportamenti di quelle persone che ti hanno contestato. Sono stato io a prendere la decisione di tacere: non solo perché mi è stato consigliato, ma soprattutto perché ho ritenuto, e tuttora ritengo, che il silenzio sia l’arma più efficace per non dare ulteriore spazio a condotte quali quelle di domenica. Adriano Galliani".

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