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Leonardo si presenta all'Inter: "Grazie Mourinho"

La prima volta che Massimo Moratti in 16 anni di presidenza presenta un allenatore alla stampa. Si tratta di Leonardo Nascimento de Araújo, meglio noto solo come Leonardo (Niterói, 5 settembre 1969), ex calciatore brasiliano, Campione del mondo con la Nazionale brasiliana nel 1994.

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Nella sua carriera di calciatore ha vestito le maglie di Flamengo, San Paolo, Valencia, Kashima Antlers, Paris Saint-Germain e Milan, dove ha trascorso 13 anni della sua carriera prima come giocatore, poi da dirigente e infine come allenatore nella stagione 2009-2010. Il 24 dicembre 2010 è stato annunciato come nuovo tecnico dell'Inter con un accordo fino a giugno del 2012.

Oggi è arrivata la sua presentazione ufficiale all'Inter nella prima conferenza stampa con i colori nerazzurri. Ecco la versione integrale con tutti gli argomenti trattati durante le domande dei giornalisti e le risposte del tecnico brasiliano.

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Presenti il direttore tecnico dell’Inter Marco Branca, il presidente nerazzurro Massimo Moratti e il nuovo allenatore brasiliano Leonardo.

Moratti: "Leonardo mi ha obbligato ad essere qui oggi. E’ la prima volta che me lo chiedono. Sono felicissimo di questa scelta fatta nei confronti di Leonardo. Nasce da una stima che ho sempre avuto e che lui aveva nei miei confronti. Ha avuto la capacità di imparare velocemente: simpatia e praticità sono le sue doti principali. Ho seguito l’istinto e ho grande amore nei confronti dei tifosi nerazzurri. Vogliamo arrivare a raggiungere degli obiettivi importanti. Con affetto e con tanta stima nei suoi riguardi".

Stai seguendo un sogno: tutti pensavano fosse il Brasile, in realtà è l’Inter?
E’ una situazione molto affascinante quella che sto vivendo. Sono facce molto conosciute e questo rende più profondo questo momento. Ho rapporti con tante persone qui, rapporti professionali e di grande stima. Sono 13 anni che sono a Milano. Sono emozionato perchè è un giorno di grandi sensazioni, emozioni. Io sono romantico, e se dico sogno parlo in generale. Non cercavo un lavoro, cercavo il grande stimolo, una grande sfida e più grande di questa credo non ci sia.

In una scala da 1 a 10 più paura o più voglia?
In una giornata sola si vive paura, gioia, emozioni. Questa è in dimensioni infinite. E’ una sensazione così profonda a cui era impossibile dire di no. Il rapporto con il presidente è nato in maniera disinteressata. Non abbiamo mai realizzato la possibilità di allenare l’Inter. Tante cose mi hanno portato qui oggi, oggi è un giorno veramente speciale. Il rapporto di stima, di amicizia non cambia i ruoli. C’è un rispetto assoluto della gerarchia ma con una stima che è molto forte.

Per i valori che trasmette, per la cultura che possiede non si è mai sentito un’interista latente?
Sarò molto sincero: ho sempre cercato di essere libero. Se creo un rapporto con una società, credo di essere me stesso. Non devo avere mille cose in comune per stare insieme, ho tante cose in comune con il Milan. Non dimenticherò mai la società rossonera: ho fatto il giocatore, il dirigente e l’allenatore del Milan. Capello mi ha voluto in Italia, solo lui mi ha portato qui. Galliani lo stimo tantissimo. Diversità ci sono ovunque. Nell’Inter mi ritrovo in tante cose: voglio essere libero in ogni situazione. Poi subentrano tante cose, ci sono mille letture diverse: non mi sento colpevole e non ho rimpianti di quello che ho fatto. Ho sempre detto quello che volevo e come volevo stare in determinate situazioni. E’ troppo sorprendente stare qui.

La prima cosa che chiederai alla squadra?
Arrivo nell’anno più importante della storia dell’Inter. E’ una cosa enorme. Sono coincidenze, incroci incredibili. Sono molto carico, felice, entusiasta di quello che ho accettato. Io credo che questa squadra è fatta: ha vinto tutto e ha una sua identità. I giocatori sanno già tutto e credo che devo mettere loro nella condizione migliore per rendere. Non credo in un appagamento, vittorie portano tranquillità e serenità. La serenità di chi ha vinto, di chi è grande. Dobbiamo tornare a fare le cose che facevano nel grande periodo in cui hanno vinto.

Quanto ti da fastidio di essere stato presentato da traditore più che tradito?
Non voglio più essere il bravo ragazzo. Io rispetto totalmente ogni parere, ogni giudizio. Devo rispettare la libertà di giudizio. Le persone possono avere mille visioni di quello che succede. Nel calcio si vive d’emozioni. Io rispetto dunque ogni giudizio.

La differenza tra il primo giorno al Milan e questo all’Inter? Differenza anche nell’organico?
Paragoni sono sempre molto difficili. Sono realtà diverse inserite in uno stesso contesto. Quello che ho vissuto io è un momento diverso che ho vissuto al Milan. Da una parte essere arrivato a fare l’allenatore al Milan dopo 12 anni era un gestire ruoli diversi con le stesse persone. Oggi sono arrivato alla Pinetina, è una situazione molto forte e mi sento un privilegiato.

Prima volta qui alla Pinetina è una grande emozione?
Moratti: “Tutta questa storia è un’emozione. La vittoria della Coppa è stata emozionante e la possibilità successiva di concretizzare una stima che diventata una responsabilità per le persone. Quando una responsabilità è grossa è bella. In questa scelta sono assolutamente tranquillo. Spero di mettere a suo agio Leonardo. Esigenze dei tifosi e sogni dei tifosi stanno al primo posto”.

Qui davanti ci sono le magliette nerazzurre di Kakà: i tifosi sognano il Brasile...
Io conoscendo Kakà non credo che andrà mai via dal Real Madrid senza aver fatto qualcosa di importante. E’ quasi abile e arruolato e ha davanti un’annata che può farlo diventare protagonista. Vuole far bene al Real Madrid.

E’ una sfida a cui non potevi dir di no: quanto ci hai messo per accettare?
Poco, perchè questa cosa è cresciuta nel tempo. Io sono sincero: non ho mai pensato che si potesse davvero concretizzare. Il fatto di aver fatto il dirigente per tanti anni ci ha fatto incrociare per tanto tempo. Il fatto di diventare allenatore abbia poi cambiato la situazione. L’allenatore è un ruolo diverso, è molto delicato. Tutto quello che è successo ci ha permesso di essere liberi di scegliere.

Ci credi ancora alla rincorsa del Milan in Serie A?
Pensi ai 13 punti e hai 2 partite in meno. Ci credo ancora sicuramente. Sono situazioni da gestire. Ma basta poco per inserirsi nel gruppo che può vincere alla fine. Il periodo iniziale sarà importante.

Dopo 13 anni di Milan, ora la società rossonera è l’avversario di tutti i giorni perchè di fatto sarà sempre il Milan l’obiettivo, il tuo nemico numero uno...
Il Milan è la capolista, è la squadra che oggi ha matematicamente più possibilità di vincere. Oggi è una delle favorite. Il fatto che sia favorito non ci interessa perchè a marzo potrebbe essere diverso. Dobbiamo trovare il modo di rientrare in questo gruppo delle squadre favorite al titolo. Il campionato del mondo è un coronamento straordinario a quello che è stato fatto quest’anno. Vincere anche quando sei estremamente favorito non è mai facile. Un 2010 davvero unico che può essere un punto di partenza.

Se dovessi sintetizzare, cosa è mancato l’Inter in questi mesi?
Io credo che tutto può succedere, sono tante emozioni, tante cose insieme, lasciano degli insegnamenti. Benitez ha vinto tutto con il Liverpool, tanto con il Valencia. Capello per me è uno dei riferimenti più importanti per me come allenatore. Non credo che i problemi con Benitez possano lasciare tracce. Non c’è da ripartire: questa squadra ha vinto tutto quest’anno.

La sensazione che hai avuto con i giocatori dell’Inter al primo approccio?
Ho sentito tutti, non soltanto i giocatori. Il 6 gennaio saremo in campo e dobbiamo partire subito forte. Ho cercato di vivere tutti quanti. E’ normale che non sapevo cosa aspettarmi. E’ stato tutto molto positivo. Devo osservare, devo agire pensando a quello che c’è, non voglio cambiare le abitudini dei giocatori aggiungendo quello che io penso. Devo trasmettere le mie idee di base. Voglio sapere cosa c’è. Ho già toccato con mano tante cose. Quelle negative cercherò di eliminarle e lasciare quelle buone e positive. Voglio farmi conoscere per come sono come allenatore che è molto simile a quello che c’è e come persona, come gestore del gruppo.

L’anno scorso ti confrontavi molto con Ancelotti, quest’anno lo farai con qualcuno?
Josè Mourinho con me è stato straordinario. Josè è ovunque ed è impossibile non passare per lui arrivando all’Inter. E’ stato davvero incredibile, mi sono confrontato con lui su tante cose. Spirituralmente è presente qui all’Inter, ha lasciato qui qualsiasi cosa. Sono molto felice di quello che mi ha dato. Considero lui un fuoriclasse. Dietro alle brillanti conferenze stampa c’è un enorme lavoro che fa.

Ci sono due tendenze: perplessità per il tuo passato al Milan e l’altra è la tua mancata maturità da allenatore...
Cercherò di eliminare tutte le perplessità sul mio conto. Sono perplesso nel modo positivo. Ho una grande opportunità, davvero enorme. E’ stato inaspettato, è una grande sorpresa per me. Io non sono Josè Mourinho. Ognuno ha la sua storia. Oggi comincio la mia seconda esperienza dopo 1 anno di allenatore e 6 mesi di studio.

Non si era mai sentito nei panni di allenatore: ora qualcosa è cambiato?
Io quando ho finito con il Milan non ero sicuro di continuare. Ho cominciato a studiare e capire cosa fare davvero. E’ stato un percorso molto diverso, questa opportunità mi ha fatto avere la certezza di quello che voglio fare. Non so se altre proposte mi potevano far partire così convinto.

Non è che dopo 12 anni vai dritto a Milanello?
No, starò attento alle indicazioni stradali (ride, ndr).

Ti aspettavi la frecciatina di Pato?
Non lo è stata, il fatto che non mi auguri di vincere è normale. E’ stata una battuta anche la sua perchè è giusto che voglia vincere lui con il Milan. E’ una situazione delicata con le domande che fanno i giornalisti. Loro devono essere tranquilli, non devono dare pareri. La libertà di scelta l’ho sempre cercata di avere.

Tu cosa vorresti portare di tuo all’Inter? Nei tuoi 13 anni di Milan cos’era l’Inter?
Non ho mai vissuto l’Inter come rivale assoluto del Milan. C’è tranquillità, c’è rispetto reciproco. Sono stato fedele tutto il tempo che ho passato al Milan. C’è stato il mio lavoro, il mio legame e i miei rapporti con la società rossonera.

Cosa pensa del modulo della squadra e della formazione che hai a disposizione?
Se pensiamo all’ultimo anno e mezzo ci sono tante cose che condivido. C’è una caratteristica di una squadra fisicamente molto forte. E’ riuscita con il tempo anche a sviluppare il suo gioco. Ha una difesa molto solida ed è una squadra molto concreta. Devo cercare sempre soluzioni alternative. Io credo che quando si cambia una gestione si hanno dei rischi. Si faceva una cosa. Dopo se ne fanno altre. In questo momento sono successi degli infortuni che vanno a pesare tanto. L’idea è che ci sono stati degli infortuni ma che comunque hanno recuperato. C’era fuori solo Samuel al Mondiale per Club. Quello che io vorrei è non stare qui a fare processi. Partire da qui cercando di vedere il necessario per migliorare.

Hai un segreto o una ricetta per dare nuovamente entusiasmo?
Non esiste un mago, non c’è una ricetta. La squadra ha risorse importantissime per riprendere i vecchi ritmi. C’è da trovare il modo migliore di metterli in condizione di fare delle cose normali. Bisogna star bene, è quello fondamentale. Io cercherò di trasmettere quanto prima le mie idee. Non credo che ci sia appagamento. Non credo che una squadra che vince non è tranquilla. Questa squadra ha deciso di ripartire più volte, anche del Mondiale per Club. Questa squadra deve dimostrare di stare bene.

Dobbiamo aspettarci qualche altro innesto dopo Ranocchia?

Moratti: “Adesso che è andato via Benitez ne compriamo cinque di giocatori (visto che lui ne voleva quattro, risata generale). Io sono convinto che il nostro gruppo è molto forte. La loro voglia di far bene mi fa sperare in cose positive. Nel discorso tecnico do retta al tecnico per intervenire sul mercato. Certamente stavo attento a capire quello che chiedeva Benitez, farò lo stesso con Leonardo. Ci sono dei bilanci economici e ci relazioneremo con Branca per guardare il mercato di gennaio. Con questo non voglio togliere l’entusiasmo perchè potrebbe esserci qualcosa che farò”.

Leonardo: “Si pensa a quelle che potrebbero essere le soluzioni del momento. Nel mercato è una questione di opportunità. Se troviamo il giocatore che può darci qualcosa sicuramente si opererà. Credo che ci voglia anche tempo per capire che cosa fare. E’ una linea condivisa da tutti”.

Pensi in tante lingue: che tipo di lingua userai con i calciatori?

Leonardo: “Teoricamente sono io l’allenatore. Ci sono tanti modi di essere l’allenatore. Credo che ogni giocatore e ogni persona ha una chiave. Ognuno sta interpretando le mie parole in modo differente. Il gruppo arriva dopo perchè il gruppo è formato da singoli. Non è una cattiveria perchè il mio linguaggio può essere diverso da un giocatore all’altro. Ci sono i valori che una squadra crea, devo capire e valorizzare i singoli giocatori”

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