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Lega Pro, un presidente nel pallone

 di Giuseppe Catino

Ancona, Mantova, Rimini, Gallipoli, Perugia e Arezzo, Itala San Marco, Pro Vasto, Pescina, Manfredonia, Monopoli, Potenza, Scafatese, Cassino, Alghero, Olbia e Legnano, Figline, Pro Vercelli e Sangiustese. Sono i 21 club spariti dalla cartina geografica calcistica, non avendo ottemperato all'iter necessario per ottenere l'iscrizione al campionato di competenza.

In Lega Pro è stata una vera ecatombe, con 20 club esclusi su 90. Macalli ha parlato di 'tributo di sangue'. Ma evidenti sono le responsabilità del 73enne ragioniere milanese, attaccato alla poltrona come pochi, non per niente da due lustri e mezzo (eletto la prima volta il 10 gennaio 1997) capo indiscusso di prima e seconda divisione.

RIMEDI - I club professionistici sono troppi. In Francia ce ne sono quaranta, in Italia 132. E dove sta scritto che la quantità si accompagna alla qualità? La riforma dei campionati, lo snellimento degli organici che porterebbe a una B composta da due gironi e una Pro da tre, è una delle strade da percorrere. Macalli, al quale Abete ha conferito la delega per la creazione del nuovo format, punta inoltre sulla trasparenza alla fonte: 'Il calcio è una impresa a perdere. C'è bisogno perciò di maggiori controlli su chi decide di entrare in questo mondo'. E' anche vero però, che a fronte di introiti nulli e di una crisi tecnica ed economica da far tremare pali e traverse, l'iscrizione è diventata uno scoglio insuperabile per un club su 4,5. Occorrerebbe abbassare le pretese e non chiedere la luna a chi, si e no, dispone di una manciata di terra per giocare al calcio.

'Ragionere, voi dovete ragionare' diceva Totò. Un consiglio che andrebbe girato a 'Super Mario', i cui 13 anni da boss incontrastato hanno portato allo scatafascio della Lega Pro insieme a tre novità. Una legata al cambio di denominazione, da serie C1/C2 a Lega Pro Prima/Seconda divisione, l'altra all'abolizione della divisione dei gironi per aree geografiche, da nord/sud ad un criterio che tiene conto più che altro di ragioni di 'ordine pubblico'. Una ulteriore mazzata sul capo dei club che spesso e non volentieri vedono sobbarcarsi trasferte più lunghe e soprattutto più costose. Non solo. La scelta ha avuto come disastrosa conseguenza quella di aver abolito in molti casi alcuni storici derby e grandi classiche di provincia, l'humus di cui questo tipo di campionati viveva e nel quale trovava la giusta dimensione. Più 'sicurezza', vuol dire meno campanile, stadi ulteriormente deserti, appeal vicino allo zero.

Il numero uno della Lega Pro passerà alla storia anche per aver fortemente voluto una nuova sede. ‘Il giorno più bello della mia vita’, dichiarò al momento della sua inaugurazione. Roba che neanche Versailles. Un corto circuito gigantesco tra un ambiente sfarzesco, cifre a sei zeri, e gli squattrinati presidenti che sono chiamati a frequentarlo.

RIPESCAGGIO - Con 20 posti vacanti, è partita la corsa al ripescaggio. Una competizione frenata dalle richieste del Palazzo: per la Seconda divisione si parla di 200 mila euro solo per presentarne domanda, 400mila euro se si è interessati alla Prima divisione. Logico che di fronte a richieste del genere parecchi club si siano tirati indietro. Il Matera, vincitore in D di play off e coppa Italia e perciò in pole position, ha fatto appello ai tifosi chiedendo loro di sottoscrivere sin da subito 2000 abbonamenti. E' proprio il club lucano a snocciolare le, abnormi, cifre occorrenti: 'Servono 627 mila euro di cui 200 per la federazione, 200 a garanzia degli emolumenti dei giocatori e 200 per un assegno circolare che vale come tassa d'ingresso. I restanti 27 mila euro servono per completare le spese d'iscrizione'. 627 mila euro. Chi ce la farà a sborsare tanti quattrini? L'Avellino, forse, e pochi altri. Insomma, i campionati potrebbero essere ridotti da 18 a 16 o addirittura non partire o partire in ritardo, scatenando una crisi del sistema senza precedenti (da non dimenticare le centinaia di calciatori che si ritroveranno disoccupati) che potrebbe ricadere anche sui campionati maggiori.

TITANIC - Macalli ha puntato l'indice contro la crisi che ha investito i mercati internazionali ('e ovviamente un mondo debole come il nostro'), contro le società ('Se le cose non cambieranno il prossimo anno sarà pure peggio'), ma non contro se stesso, che pure sarebbe al comando di un rottame dei mari superaffollato, molto vicino al naufragio, ma dalle scialuppe di salvataggio insufficienti. E va bene che il capitano è l'ultimo ad abbandonare la nave, ma qui si esagera.

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