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Le mani della mafia sul Palermo

Cento biglietti di tribuna a disposizione delle cosche in occasione delle partite casalinghe del Palermo, mire sugli appalti relativi all'indotto del club rosanero, gli occhi puntati su alcuni giovani provenienti dal vivaio. Così la mafia aveva messo le mani sul Palermo calcio.

"Mi risulta per certo che Foschi" hanno raccontato i pentiti del clan Lo Piccolo "era in rapporti con Salvatore Milano, uomo d'onore, e si preoccupava di fare avere i biglietti per le partite del Palermo da distribuire tra le varie famiglie mafiose. Rino Foschi li dava a Milano e lui li divideva".

Il clan Lo Piccolo aveva intenzione di allungare le mani sui progetti di Zamparini riguardanti il nuovo stadio e un centro commerciale da costruire nella stessa zona, recapitando minacce (una testa di capretto mozzato) anche al ds Rino Foschi, "colpevole" di aver rispedito al mittente le "attenzioni" del boss.

Ma gli interessi della mafia toccavano anche il calciomercato rosanero. Dall'inchiesta sono emerse pressioni sull'ex allenatore Colantuono per far giocare in prima squadra i giovani da loro rappresentati e tentare di cedere un giocatore, Alberto Cossentino, ad una squadra straniera per due milioni di euro, uno dei quali doveva essere diviso tra Pecoraro e Trapani.

"L´avvocato Marcello Trapani, anche procuratore sportivo e Giovanni Pecoraro, ex dirigente del Palermo calcio, erano i colletti bianchi attraverso cui l´associazione mafiosa interveniva ", l'accusa del pool coordinato dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo.

Pecoraro, 47 anni, e Trapani, 39 anni, sono stati arrestati ieri mattina con l’accusa, rispettivamente, di concorso esterno in associazione mafiosa (ed estorsione aggravata) e associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta "Face off".

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