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Italia-Serbia sospesa, tifosi ospiti scatenati

Che Italia-Serbia sarebbe potuta essere una partita ad alto rischio per l'ordine pubblico si sapeva, data la famigerata fama che accompagna la tifoseria slava, ma nulla poteva far presagire che i disordini provocati dagli hooligans ospiti (probabile che qualcuno fosse reduce dal raid al gay pride di Belgrado) portasse alla sospensione della gara dopo appena 6'.

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Le telecamere Rai indugiano su un ultras serbo. Passamontagna e tronchesi alla mano, taglia la rete di protezione. E' un'eloquente immagine, buona a rappresentare sin troppo bene la serata vissuta al Marassi di Genova: dal buco arrivano numerosi fumogeni che rendono impossibile l'inizio della partita. Le nazionali fanno il loro ingresso in campo in perfetto orario, ma dopo pochi minuti sono costrette a fare marcia indietro, verso gli spogliatoi.

Non si gioca. Anzi sì. L'attesa dura 37'. La polizia, pochi uomini rispetto alla gravità della situazione, cerca di contenere alla meglio la scatenata truppa di tifosi serbi. Inni nazionali, minuto di silenzio in memoria dei quattro soldati italiani uccisi in Afghanistan, poi il via. Il tempo di registrare l'ammonizione di Rajkovic per un tackle assassino ai danni di Mauri, un rigore non concesso per una spinta ai danni di Pazzini e un gol annullato giustamente a Bonucci. In tutto 6'. Poi il lancio di altri due fumogeni, qualcuno giunto a pochi metri dal preoccupatissimo Viviano, consiglia l'arbitro, lo scozzese Thomson, di sospendere definitivamente la gara. Si attende lo 0-3 a tavolino per gli azzurri.

VIVIANO - Il portiere azzurro Emiliano Viviano ha vissuto attimi di paura durante i 6' in cui Italia-Serbia è stata in piedi. 'Non sapevo se guardarmi dai fumogeni o dagli eventuali tiri avversari', ha dichiarato il portiere del Bologna. Subito dopo la sospensione dellapartita sono state chiare le sue parole verso Gigi Riva 'Lì, non ci torno'. 'I giocatori serbi erano distrutti, c'era chi piangeva, come Stankovic'.

STANKOVIC - Prima di ritornare negli spogliatoi, i calciatori serbi hanno salutato i propri tifosi, applaudendoli e mostrando loro pollice, indice e medio. Un '3' che non sta per un 'adesso per colpa vostra perderemo 3-0', come teorizzato da Beppe Dossena e Marco Mazzocchi durante il collegamento rai, bensì è uno dei simboli ultranazionalisti serbi per antonomasia: il saluto che caratterizza i cetnici, diventato tristemente famoso durante la guerra in Bosnia. 'Non siamo andati ad applaudire i nostri tifosi' ha dichiarato Stankovic alla Rai 'abbiamo solo cercato di calmarli'. Chissà cosa avrebbero fatto, qualora avessero voluto istigarli.

 (foto © LaPresse)

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