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Di Natale si racconta: "Grazie Juve ma io amo Udine"

Un campione vero. Un calciatore che prima di essere forte sul campo è forte anche nella vita: Antonio Di Natale, un ragazzo dai grandi valori che a 33 anni sta lottando per conquistare per la 2° volta consecutiva il titolo di capocannoniere della Serie A dopo i 29 gol realizzati nella passata stagione. Quest'anno ne ha messi a segno 26 e punta a battere il suo record personale.

Intervistato dal 'Guerin Sportivo', Di Natale ha voluto raccontare la sua scelta di rifiutare il trasferimento alla Juventus per restare nella sua Udinese dove è il capitano e l'uomo simbolo: 'Quello che vedi qui, le persone che compongono questa società, questo ambiente speciale. Ho 33 anni e non più 20, le priorità sono cambiate. Sono rimasto volentieri in un club serio in cui si vive come in una famiglia. Sul mio lavoro scelgo io. Certo: in casa ne abbiamo parlato, ci si è confrontati come si fa in ogni famiglia italiana. Semplicemente non volevamo andarcene. Udine è una città organizzata, dove tutto funziona al meglio. E poi mi sento legato a questa gente'.

La proposta di trasferirsi a Torino era senza dubbio allettante ma ogni tanto nella vita ci sono valori che valgono più dei soldi materiali: 'Ogni tentazione è sparita in due giorni. Fra tre anni, quando smetterò di giocare a pallone, mi dedicherò interamente alla scuola calcio. La Juventus? Ringrazio Marotta e la Juve, una società bellissima che è la storia del calcio italiano. Quella che ha vinto di più. Ma il mangiare c'era, allora ho messo davanti altri valori, quelli che mi hanno fatto amare il calcio da bambino'.

Dopo qualche problema iniziale con Guidolin, Di Natale ha ripreso a segnare come se non più dell'anno scorso nel nuovo ruolo di prima punta: 'Tra di noi non abbiamo mai avuto discussioni.Ho solo spiegato al mister che non avevo più l'età per giocare a sinistra. Di fronte ai gol fatti negli ultimi anni, mi sentivo e mi sento più prima punta, con tutto il rispetto per Floro Flores o Denis che venivano impiegati lì. Giocando vicino alla porta, fai meno fatica e puoi essere più lucido al momento decisivo'.

Si prosegue e si conclude parlando dell'intesa con il compagno di reparto Sanchez per poi terminare con i progetti futuri: 'Sanchez è uno che non può stare sotto i 15 gol a stagione. E' un campioncino, un giocatore straordinario. Se cresce, e il campionato italiano resta il più difficile, nel giro di due o tre anni può diventare il nuovo Messi. Ha una classe incredibile. Il futuro? Arriva nella vita in cui si smette di essere figlio o allievo e si diventa padre o insegnante. Mia madre è stata la persona più importante della mia vita, perchè mi ha insegnato sempre a credere in me. Ed è quello che oggi voglio dire a chi legge, mai mollare. Mi sto concentrando sulla scuola calcio. Voglio insegnare ai ragazzi'.

 (foto © LaPresse)

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