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Inter in crisi: Moratti si dimette, anche Zanetti lo segue?

"Pazza Inter amala". Tre parole che descrivono tanto di quello che c'è nell'universo nerazzurro. Lo dice la storia del club e lo dice sopratutto il presente. Un presente che in questa ultima settimana sta prendendo strade assolutamente inattese soltanto un anno fa, quando si stava per concludere il passaggio di mano da Massimo Moratti ad Eric Thohir. Un cambiamento che appariva non solo necessario, ma anche quasi indolore per i protagonisti.

Da una parte Moratti aveva visto nella cessione di una parte del club (del quale detiene ancora ad oggi il 33%) la possibilità di defilarsi dopo 18 anni di passioni intense, fatti di amore, sudore, gioie e dolori. Dall'altra il nuovo, l'imprenditore indonesiano con la voglia di provare a fare del calcio un business. Per di più praticamente senza un investimento iniziale: dunque una sfida, un'opportunità da cogliere al volo per uno come Thohir.

Da subito la volontà di collaborare: per Moratti l'occasione di non uscire di scena all'improvviso, per Thohir quella di avere al suo fianco un uomo di calcio con tanta esperienza, conoscenza e competenza. In un anno però, le migliori premesse sono arrivate oggi ad un punto di rottura: Moratti ha lasciato la presidenza onoraria dell'Inter, dando uno strappo forte con l'attuale gestione societaria. Lo ha fatto proprio nel giorno dell'Europa League, nel giorno di Inter- Saint Etienne, lui che in una notte di maggio del 2010 a San Siro portò la Coppa dei Campioni.

Guarda il video dei tifosi del Saint Etienne in centro a Milano

Non sono mai piaciuti a Moratti i continui riferimenti di Thohir e dei suoi uomini alla precedente gestione contabile del club. Il passivo di 159 milioni di euro rappresenta sicuramente una valida argomentazione, ma allo stesso tempo il magnate indonesiano era a conoscenza di tale situazione al momento dell'acquisto del club.

Con la sensazione di chi si vede negati i meriti Moratti ha sempre scelto di difendere l'Inter a scapito della propria immagine. I fatti dell'ultima settimana, però, evidentemente lo hanno convinto a prendere una posizione netta e di rottura.

Una settimana figlia sicuramente di un'annata sportiva partita si, ma non in modo esaltante per il popolo nerazzurro. Non ultimo il pareggio tra Inter e Napoli per 2 a 2, Moratti che ha parlato del lavoro di Mazzarri e della necessità per un allenatore di avere risultati, la risposta piccata del tecnico nerazzurro ed infine le parole del Ceo Bolingbroke a sottolineare nuovamente la situazione deficitaria lasciata dalla precedente gestione finanziaria.

Parole dure, forse troppo, anche per chi all'Inter ha dedicato 19 anni. E non stiamo parlando solo di Moratti, ma anche di Javier Zanetti, uno che qualche mese fa chiudeva la sua carriera con la fascia da capitano al braccio e che oggi potrebbe decidere di lasciare la poltrona da vicepresidente. Uno che è legato a Moratti, il primo acquisto della tanto discussa "gestione precedente", un altro che all'Inter ci vive dal 1995 e che ha potuto appurare nel tempo quanto quest'universo si possa amare, ma sopratutto quanto sia pazzo.

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