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Il tirannosauro e la cometa

 di Giuseppe Catino

E Anche questo Mondiale ce lo siamo tolti dalle....scatole. Magari l'Avvocato Giovanni Covelli, compassato capo famiglia interpretato da Riccardo Garrone in 'Vacanze di Natale', avrebbe commentato così la fine della diciannovesima edizione del torneo iridato.

E forse non avrebbe avuto neanche tutti i torti, nonostante il parere contrario di Blatter. Già, perché, per il numero uno Fifa, i mondiali sono stati 'da 9'. Non da 10. 'la perfezione non esiste. Siamo andati avanti nonostante le due finaliste dello scorso mondiale siano uscite ai gironi. Non ci ha fatto paura nulla, neanche le vuvuzelas, siamo sopravvissuti'. Peccato poi che il premio di miglior calciatore del torneo finisca a Forlan (e Villa? E Sneijder? E Ozil?) accendendo l'ennesima polemica di un torneo affogato nei veleni.

MOVIOLA IN CAMPO - Dopo il festival degli orrori arbitrali, Blatter apre alla possibilità di utilizzare la tecnologia, almeno per chiarire i casi legati ai cosidetti gol fantasma, di cui è stata vittima l'Inghilterra di Capello, eliminata dalla Germania, ma anche da una rete di Lampard ignorata dalla terna arbitrale. 'Il 23 luglio a Cardiff ne discuterà l'International Board, poi se ne parlerà ad ottobre', spiega lo svizzero. Comunque troppo tardi per attutire la rabbia dei three lions, chiamati ad accontentarsi delle scuse ufficiali da parte del massimo organo calcistico internazionale.

BELLO E CATTIVO TEMPO - In ogni caso, la svolta tecnologica dipenderà solo da Sepp Blatter, 74 anni, da 12 boss del calcio mondiale. Anche le elezioni per il rinnovo dei vertici Fifa infatti, in programma nel 2011, non preoccupano lo svizzero, ancora una volta lasciato solo nella corsa alla poltrona di presidente. E Blatter succederà a Blatter.

MANDELA E IL SUDAFRICA - 'Incontrai Mandela nel 1992' racconta in conferenza stampa il dispotico leader pallonaro 'mi confessò di volere, un giorno, il Sudafrica quale paese ospitante dei campionati mondiali di calcio. E' stato un sogno che abbiamo realizzato insieme'. Tutto molto bello. Ma cosa sarà adesso del Sudafrica, una volta che le luci del carrozzone mediatico si faranno sempre più lontane, fino a scomparire del tutto? E dei problemi economici e sociali del paese, per un mese abilmente seppelliti sotto una coltre di buonismo ipocrita? E gli 8 stadi ipertecnologici? In che modo saranno utilizzati per evitare che facciano la fine di cattedrali nel deserto?

LA FINALE - Conferenza stampa di saluti, ringraziamenti e commenti al limite del qualunquismo. Prendete quest'altra perla blatteriana. 'La Spagna ha vinto anche perché ha schierato all’inizio undici elementi che giocano in patria': Magari se Robben avesse fatto il Robben anche davanti a Casillas, a quest'ora campione del mondo sarebbe l'Olanda dei 15 calciatori esportati in Europa, ma tant'è. Blatter ha inoltre tirato le orecchie a Oranje e Roja 'colpevoli' di aver dato vita ad 'una finale brutta e cattiva'. Ma caro Sepp. Le finali, da che mondo del calcio è mondo del calcio, difficilmente danno adito a piacevoli spettacoli. E poi. Meglio del sano agonismo, che riporta indietro le lancette quel tanto che basta a non rimpiangere troppo il calcio vintage, lontano dal moderno barracone di plastica con dentro eroi ingelatinati e sorriso prefabbricato, che del finto Fair Play ad uso e consumo di una folla sempre meno affascianata da un pallone che rotola in mezzo a 44 depilatissime gambe multimilionarie.

L'ERBA DEL VICINO - Le furie rosse, dopo decenni di attesa, ce l'hanno fatta. Meritatamente campioni del mondo, due anni dopo aver conquistato il titolo europeo, la roja ha dato inizio a solenni festeggiamenti. Ci risparmino però la boria di chi pensa che il calcio lo abbia inventato. La nazionale guidata da Del Bosque ha trionfato grazie ad una generazione di fenomeni che a breve dovrà passare la mano. I Casillas (29), Puyol (32), Villa (29), Xavi (30), Xabi Alonso (29), Capdevila (32), Torres (27, ma con l'impressione che abbia già lasciato alle spalle l'apice della carriera) saranno adeguatamente rimpiazzati?

Il calcio è composto da mille variabili. Talmente tante che sa di commento oleografico guardare ad un inesistente 'modello spagnolo' (Gazzetta dello sport). Cos'era la Spagna calcistica prima del 2008? Un quarto posto 'mondiale' e un campionato europeo conquistato nel 1964. Poi il vuoto, a dispetto degli innumerevoli talenti sfornati in terra iberica (da Sanchis a Butragueno, da Santillana a Michel). In Spagna i grandi calciatori, come del resto in mezza Europa, ci sono sempre nati. Quel che è cambiato è aver saputo inserire ottimi elementi in un insieme tattico coerente, ma da qui a parlare di 'modello'...Anche perchè nulla impedisce di pensare che alle furie rosse tocchi una crisi da appagamento. Più o meno la stessa sindrome di cui sono state vittime Francia e Italia negli ultimi anni. E chi ci dice che la Spagna non mantenga la media di una coppa del mondo vinta ogni 19 edizioni? 76 anni. Tanto quanto l'attesa per assistere all passaggio attorno alla terra della cometa di Halley.

 (foto © LaPresse)

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