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Genoa Siena: follia ultras e partita sospesa

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Allo Stadio Marassi di Genova, ieri pomeriggio è stata scritta una delle pagine più nere del calcio italiano, generata dalla follia di alcuni pseudo-tifosi del Genoa che hanno provocato la sospensione di Genoa-Siena all' 8° minuto del secondo tempo, subito dopo il gol del 4-0 siglato dal Siena.

In quel momento è scattata la follia degli ultras genoani assiepati in curva, che hanno gettato fumogeni e petardi all'indirizo dei giocatori, paventando un'invasione di campo.

L'arbitro è stato così costretto a sospendere la partita, mentre molti tifosi si arrampicavano sulle recinzioni. Arbitro, guardalinee e calciatori del Siena sono rientrati negli spogliatoi.

In quel momento, molti calciatori del Genoa, spinti dai supporters, si sono sfilati le magliette e consegnate al capitano Marco Rossi.
Sculli è stato l'unico a rifiutare di consegnare la maglia a capitan Rossi che si è intrattenuto a dialogare con i tifosi in curva.

Dopo 40 minuti di tensione, la partita è ripresa in un clima surreale. Finirà 4-1 per il Siena.

A fine parita, il presidente Preziosi era palesemente infuriato: "Dispiace che 60, 100 persone hanno l’impunità di dire e fare quello che gli pare senza che si possano controllare e mandare a casa. Non è possibile che si impadroniscano dello stadio e impongano la loro legge", mentre il questore di Genova Massimo Mazza, ha dichiarato invece che: "I giocatori del Genoa si sono tolti la maglia, come preteso dagli ultras, con il consenso del presidente, Enrico Preziosi. I responsabili delle forze dell’ordine presenti in campo erano fortemente contrari e hanno fortemente sconsigliato il presidente di agire in tal senso".

A Radio Anch'io Lo Sport su Radiouno, Giancarlo Abete, presidente della Figc, ha commentato i gravi episodi di ieri pomeriggio: "In Italia manca la cultura della sconfitta, quello che è inaccettabile è darla vinta a questi pseudo-tifosi che hanno avuto la soddisfazione di avere le maglie raccolte e portate da loro questa è una resa e non va bene. La maglia si disonora non perdendo la partita ma nel momento in cui si rinuncia a portarla. Questi soggetti sono facilmente identificabili e e se come dice Preziosi sono sempre gli stessi non si capisce come mai siano ancora in circolazione. Mi auguro vengano individuati uno per uno e che abbiano il massimo della pena".

Tuona Gianni Petrucci, presidente del Coni: "Vergogna, vergogna, vergogna!", parlando del "lato peggiore del calcio italiano" e di "ulteriore segnale del degrado morale".

Per Petrucci, le maglie sono un "simbolo intangibile di una squadra e non può essere né offesa né vilipesa o, tantomeno, oggetto di trattative. Aver chiesto e acconsentito di far togliere le maglie ai giocatori del Genoa rappresenta un sacrilegio sportivo di cui i colpevoli dovranno rispondere in ogni sede".
Per Petrucci, gli pseudo-tifosi "che spadroneggiano negli stadi a dispetto di norme e leggi che andrebbero applicate con rigore e severità senza tolleranze di alcun genere". E attribuisce la colpa "anche di certi dirigenti che cercano in ogni occasione il sistema per aggirare le regole, modificarle a proprio piacimento!". E conclude: "È giunto il momento che le società di vertice recuperino rapidamente una leadership credibile e autorevole e con poteri diversi dall’attuale governance".

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