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Genny 'a carogna, la sua verità su Napoli-Fiorentina: "Nessuna trattativa con Polizia. Speziale? Sì a revisione processo"

Ci tiene a dare un’immagine diversa di sé rispetto a quella proposta sui media nazionali in queste ore, l’ormai leggendario capo ultras del Napoli passato alla storia col nome di battaglia di Genny ‘a Carogna.

Scontri a Roma, caos prima della finale di Coppa Italia: gravissimo tifoso napoletano

Raggiunto da un giornalista del Messaggero nel centro storico del capoluogo partenopeo due giorni dopo l’agrodolce giornata di Coppa Italia che ha regalato alla squadra partenopea l’ennesimo trofeo lasciando però col fiato sospeso e con l’amaro in bocca un’intera città per le violenze consumate fuori dallo stadio di Roma prima dell’’incontro, i capo dei supporters azzurri si è difeso dalle accuse piovutegli addosso da sabato sera.

“Non c’è stata nessuna trattativa con la Polizia per consentire l’inizio della partita”, chiarisce Gennaro De Tommaso in merito alle presunte minacce di disordini da parte della tifoseria napoletana prima della finale. Secondo il leader indiscusso della Curva A del San Paolo, quanto immortalato dalle telecamere durante le concitate fasi preliminari al fischio iniziale della finalissima era un semplice scambio d’informazioni, prima con Marek Hamsik e poi col responsabile della Digos romana, mentre il resto sarebbe riconducibile solamente ad “invenzioni giornalistiche”.

Non ci sta a diventare un fenomeno da baraccone né un esempio negativo di tifoso violento da offrire in pasto a tv e giornali, complice il pittoresco nickname Genny ‘a Carogna, il ragazzo dei vicoli balzato suo malgrado agli onori della cronaca nel peggiore dei modi dopo il pessimo spettacolo extracalcistico offerto dagli ultras dentro e fuori dall’Olimpico durante Napoli-Fiorentina sabato scorso.

“Pochi parlano del fatto che sono successe cose inaudite a Roma, sembra non importare a nessuno del tifoso sparato e della nostra rinuncia alla coreografia parte al contrattacco De Tommaso, seccato per l’interpretazione della maglietta che indossava il 3 maggio sugli spalti: “Si trattava di un omaggio alla città dove abbiamo tanti amici e ad un ragazzo, Speziale, che chiede solo la revisione del processo".

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