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Finale di Coppa Italia: gli spari ai napoletani per un regolamento di conti. Arrestato capo ultras romano, "Genny a carogna" santificato

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di Simone Rausi

Dieci feriti. Un bollettino di guerra più che la finale di una partita di calcio tra due squadre italiane. E poi ancora “l’approvazione” di un pregiudicato per l’avvio del calcio d’inizio, la tensione altissima nei pressi dell’Olimpico, gli spari, il regolamento di conti con gli ultras giallorossi che, di fatto, non avevano alcun motivo per trovarsi lì e i migliaia di fan che – a posteriori – santificano “Genny a carogna”, il boss della curva partenopea. Quello che si è consumato ieri sera è stato uno degli episodi calcistici peggiori mai registrati nella storia del nostro Paese. Vendette, regolamenti di conti, minacce. E il tutto completamente fuori tono con il rettangolo verde, diventato elemento di contorno. All’indomani di Fiorentina-Napoli l’Italia fa i conti con la vergogna e la delusione per quanto accaduto. Giornalisti e politici prendono il posto dei telecronisti e in un attimo quello che doveva essere argomento da Bar Sport diventa materiale per inchieste di cronaca nera. Facciamo il punto…

Prima del match rimangono feriti alcuni tifosi napoletani raggiunti da colpi di pistola in zona Tor di Quinto, nel tragitto per arrivare allo stadio. Il più grave è un trentenne, Ciro Esposito, ricoverato in condizioni critiche a causa del proiettile che dal torace è arrivato fino alla colonna vertebrale. Esposito è stato operato ieri sera ed è stato poi trasferito al Gemelli dove si trova in condizioni gravi ma stabili. A questo seguono altre sparatorie e scontri nei pressi dell’Olimpico con gli ultras del Napoli che distruggono alcuni mezzi della Polizia.

Le foto degli scontri

Dieci i feriti, tra questi anche Daniele De Santis, meglio conosciuto come Gastone nella curva giallorossa. De Santis - 48anni, proprietario di un chiosco di fiori - ha una gamba rotta ed è stato arrestato con l’accusa di tentano omicidio. Sarebbe infatti lui il responsabile del ferimento dei tre tifosi napoletani il cui scontro è iniziato proprio con delle provocazioni di De Santis (lancio di fumogeni e colpi esplosi in aria). Secondo la ricostruzione delle autorità “Gastone” avrebbe poi risposto con la pistola alla reazione violenta dei partenopei. I romanisti si sarebbero nascosti dietro gli alberi dello stradone di Tor di Quinto per un assalto in piena regola finito con gli spari di De Santis. Secondo le prime voci - riportate da La Stampa - i napoletani si sarebbero poi scagliati contro i romanisti. Una rissa in cui De Santis sarebbe rimasto coinvolto. La polizia lo avrebbe trovato svenuto nei pressi di un vivaio poco distante dove si trovava, tra l'altro, anche la pistola.Alla base di tutto quindi ci sarebbe l’eterno odio tra romanisti e napoletani. Alcuni esponenti delle curva giallorossa, capeggiati proprio da De Santis/Gastone, avrebbero approfittato della ghiotta occasione per un regolamento di conti coi napoletani.

Ma a tenere banco in tutta la vicenda è stato un altro capo ultras: trattasi di “Genny a Carogna", all’anagrafe Gennaro De Tommaso, figlio di Ciro De Tommaso, considerato affiliato al clan Misso. Genny a Carogna avrebbe nel curriculum già dei precedenti giudiziari (tra cui un arresto per spaccio di droga). Sarebbe stato lui a decidere che la partita poteva giocarsi. La curva napoletana infatti pretendeva che la partita non venisse disputata e il calcio d’inizio, avvenuto solo dopo 45 minuti, è arrivato solo dopo una consultazione tra il capo ultras, le autorità e il capitano del Napoli Marek Hamsik. Un momento a dir poco imbarazzante consumato davanti a 60mila tifosi e – in diretta tv – di fronte a 8 milioni di italiani. Genny a Carogna indossava tra l’altro una maglia in cui chiedeva la libertà di Speziale, il tifoso catanese condannato per la morte di Filippo Raciti, il poliziotto ucciso dopo il derby Catania-Palermo del 2007.

Chi è Genny a Carogna? Nella notte nasce un fan page con migliaia di fan

Puntuali i commenti di autorità e giornalisti. Il presidente del Senato Grasso scrive: “Non sono tifosi ma delinquenti. Una partita di calcio non si può trasformare in una guerra tra bande”. Ma è Enrico Mentana a far notare come lo stesso Grasso (che tra l’altro dovrebbe ricordare bene lo Speziale nella maglietta di Genny a Carogna in quanto ex procuratore di Palermo) era allo stadio, “a rappresentare insieme al premier Renzi uno Stato mai così platealmente umiliato, davanti a molti milioni di persone”. Mentana continua su Facebook: “E del resto, dopo aver chiesto il permesso ai capi tifosi di giocare la partita, le nostre autorità hanno potuto assistere allo spettacolo dell'inno di Mameli fischiato ininterrottamente da mezzo stadio. La Coppa l'ha vinta con merito il Napoli. Su chi ha perso stasera purtroppo non ci sono dubbi”.

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