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Del Piero: intervista fiume alla "Gazzetta" su Sydney, Juventus e il silenzio di Agnelli

  • Getty Images (Ryan Pierse)

In un'intervista fiume pubblicata oggi in esclusiva sulla "Gazzetta dello Sport", Alessandro Del Piero parla a tutto campo sul'Australia, sull'addio "forzato" alla Juventus, su Andrea Agnelli e sulla sua popolarità mondiale.

Ecco alcuni stralci dell'intervista rilasciata a GB Olivero, giornalista della "Gazza rosa".

Calendario campionato Australia A League 2012/2013: le 27 partite del Sydney Fc di Del Piero

Sydney
Sulla scelta di giocare in Australia, Del Piero si mostra: "Estremamente convinto. Un mese è ancora poco per dare giudizi, ma l’inizio è confortante sotto ogni punto di vista. Non sono venuto in Australia per cercare, ma per vivere qualcosa di diverso. Voglio cogliere tutte le opportunità di questa avventura. Prima di tutto per la voglia di giocare a calcio. E farlo qui offre mille motivazioni supplementari. E poi è un valore aggiunto a livello familiare, non solo per la lingua straniera che mia moglie e i miei figli dovranno imparare, ma anche per i ritmi e le abitudini diverse con cui bisogna confrontarsi in una città tra le prime cinque del mondo per qualità della vita".

Popolarità
"Il calcio, accorcia le distanze: anche qui mi fermano per la strada per foto e autografi, non solo gli italiani ma anche gli asiatici o gli europei. C’è gente che quando mi incrocia mi dice grazie e non so perché. Il calcio qui ha grandi potenzialità, ci sono molti appassionati: cittadini di origine italiana, greca, croata, oltre agli australiani. Ci occuperemo dei giovani, della charity, della A-League in generale.
Non voglio evitare la popolarità, fa parte del lavoro ed è una gratificazione. Sono felice di aver trovato una situazione in cui sembra che io possa scegliere, che possa avere sia la popolarità sia la tranquillità. L’Australia e’ molto intrigante. Mi fa davvero piacere essere seguito in modo così particolare anche qui. Ci sono studenti cinesi che vengono all’allenamento, tifosi asiatici che mi hanno anticipato il loro arrivo. Una ragazza siciliana aveva il sogno di vedermi giocare a Torino, non ce l’ha fatta e su twitter mi ha avvisato del suo prossimo viaggio qui. Sto abbracciando il mondo: una sensazione stupenda
".

Foto di Del Piero al primo allenamento con il Sydney

E ribadisce che l'Australia non è stata certo una scelta economica: "Ho avuto ampia possibilità di scelta: America, Brasile, Thailandia, Qatar, Spagna, Inghilterra, Cina, Giappone. Ma non ero in cerca dell’offerta economica più allettante. E sul campo ho vinto tutto: non mi serviva giocare un’altra volta la Champions. Nella prima giornata hanno perso le squadre che hanno cercato di costruire, come il Sydney, e hanno vinto quelle che hanno corso di più. Qui, comunque, c’è molto equilibrio grazie al salary cap: tutti possono vincere con tutti. Il futuro?Vivo il presente in modo totale,ma facendolo adesso allargo l’orizzonte per il futuro. La trattativa con il Sydney era avanzata e poi ho pensato a quello che era successo all’Heysel. Juve e Liverpool hanno saputo ricomporre i rapporti, ma per molta gente quella tragedia è un ricordo indelebile".

Maglia numero 10 della Juventus
Pinturicchio si mostra perplesso sul perchè la sua maglia n.10 sia ancora libera alla Juve: "La 10 è la maglia più significativa,più sognata, più ambita, più pesante. La più bella. Però non so perché alla Juve sia libera".

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Juventus e addio "forzato"
Non poteva mancare un pensiero a quell'ultima partita di metà maggio in maglia bianconera giocata contro l'Atalanta: "Quel giorno i tifosi sono andati oltre. Pensi che me ne hanno parlato anche i miei nuovi compagni del Sydney che videro le immagini in tv. Buffon mi disse “Ti invidio”. Io lo sapevo di essere amato, ma così, beh…Nessuno mi aveva detto che non avrei più giocato nella Juve, ma lo avevo capito. Vedo il tabellone con il mio numero e mi chiedo: “Ma davvero devo salutare? Davvero esco per l’ultima volta dallo stadio?”.
Mi inchino verso le quattro tribune, saluto i miei familiari nel palco ed esco. Avrei voluto soffermarmi di più, ma ricorda cosa le ho detto a proposito del senso di responsabilità e del dovere? Ecco. Mi sono detto “Ale, vai in panchina e basta”. E’ successo che i tifosi mi hanno trascinato in campo. Ho fatto due giri, mi avranno lanciato cento sciarpe, ogni tanto mi fermavo per godermi il momento. Vedevo la gente piangere. Una festa straordinaria perché spontanea. Di sicuro è andata benissimo. Ma gli addii lasciano sempre l’amaro in bocca
".

Andrea Agnelli
"Non pensavo che con la Juve sarebbe finita in questo modo. Un anno e mezzo fa non l’avrei mai detto. Poi le cose cambiano. Mi resta la grandissima soddisfazione di aver dato alla Juve tutto quello che potevo. Il silenzio di Agnelli? Indifferente!".

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