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Cragnotti attacca tutti

"Roberto Mancini? A Roma la sua morale era quella di incrementare il suo conto in banca". "Gazzoni è solo un grande invidioso". "Veltroni fu l'unico a mandarmi dei fiori dopo il crac Cirio". "Avrei cacciato Di Canio all'indomani del suo saluto romano". "Berlusconi? Amorfo totale. Non fece nulla dopo la mia cacciata".
Parole e musica di Sergio Cragnotti, ex presidente della Lazio che ha deciso di pubblicare "Un calcio al cuore", un libro pensato e realizzato con uno scopo ben preciso: la vendetta.

Al centro del mirino c'è finito Roberto Mancini, ex allenatore della Lazio, già citato ultimamente da Chiara Geronzi che ai magistrati che indagano sulla Gea World ha detto: "Il 40% delle quote societarie erano in mano alla società Roma Fides, fiduciaria composta da Giuseppe De Mita e Mancini".
Accuse pesanti ma niente in confronto a quelle scagliate dall'ex presidente laziale che parla dell'attuale tecnico nerazzurro come di una persona egoista e priva di etica: "In riva al Tevere", ha scritto Cragnotti, "la sua morale era quella di incrementare il suo conto in banca in una situazione drammatica come quella che stava vivendo la Lazio. Mentre era ancora nostro allenatore, convinceva alcuni giocatori a chiedere di essere trasferiti all’Inter dove lui li avrebbe presto raggiunti".
E questo è solo l'inizio.
"Sei mesi prima del mio addio i debiti tributari della Lazio ammontavano a 67,5 milioni di euro. Nei successivi sei mesi, gestione Capitalia, tali debiti erano saliti a 118,8 milioni, per poi superare i 150 al giugno 2004, poco prima che Lotito assumesse il controllo della società. In un anno e mezzo quei debiti erano più che raddoppiati! E questo malgrado l’aumento di capitale e la cessione di grandi campioni. Curiosamente nello stesso periodo la retribuzione di Roberto Mancini è passata dai due miliardi e duecento milioni di lire annui sotto la mia gestione ai sette miliardi netti elargiti da Capitalia".

L'allenatore dell'Inter ha prontamente risposto alle accuse di Cragnotti affidandosi ad una nota ufficiale: "'Non sono mai stato socio della Gea, nè all'atto della sua costituzione, nè successivamente e non ho organizzato assieme alla società gestita da Alessandro Moggi l'uscita dal calcio di Cragnotti".

In difesa di Mancini è intervenuto Franco Zavaglia, socio Gea: "Mancini non c'entra nulla con la nostra società, con l'allenatore dell'Inter non ho avuto nessun rapporto, né io, né Alessandro Moggi, né Calleri''.

Nel dibattito è intervenuto anche Zdenek Zeman che non ha risparmiato critiche severe a Mancini: "Che facesse parte della Gea lo sapevo dal primo giorno e mi sembra strano che soltanto i giornali non lo sapessero...".

Il boemo ha voluto commentare anche l'inchiesta giudiziaria aperta per chiarire l'ambigua attività di alcuni arbitri (ribattezzati quelli della 'combriccola romana'), dediti secondo le accuse a favorire la Gea: "Penso proprio che questa volta andrà a finire diversamente rispetto all'inchiesta sportiva. I magistrati avranno molto più tempo a disposizione per esaminare le carte e i fatti, che sono gravi".

Zeman è certo che la giustizia farà il suo corso. Voi che ne pensate?

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