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Calcioscommesse e diritti tv, interviene Renzi: "Ripuliamo il calcio"

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Il calcioscommesse e i diritti tv. Il calcio italiano ha vissuto un'altra giornata nera: mentre la Dda di Catanzaro portava a termine la maxi operazione, denominata Dirty Soccer, con decine di fermi e perquisizioni per un giro di partite truccate tra Lega Pro e Serie D, l'Antitrust ha ufficializzato un'indagine per comprendere le modalità di assegnazione dei diritti televisivi e verificare se ci siano stati comportamenti di favore per Sky e Mediaset Premium. "Gli accordi definitivi hanno ricevuto il benestare sia di AgCom sia di Antitrust in conformità con la Legge Melandri", si è difesa Mediaset. Ma la parola spetta all'Autorità Garante della Concorrenza.

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Lo scandalo calcioscommesse ha provocato anche la reazione del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. "Ora basta con personaggi di discutibile approccio che governano il calcio a tutti i livelli", ha affermato il numero uno di Palazzo Chigi, che ha annunciato una rottamazione in versione calcistica: "Ripuliamo il calcio italiano e restituiamolo alle famiglie. Facciamo un patto per fermare i professionisti della polemica". Renzi, quindi, ha aperto alla possibilità di costruire nuovi stadi, a patto che siano "per le famiglie" perché "non è possibile che per entrare allo stadio sia necessario passare tre tornelli, che ti aprano le bottigliette dell’acqua e poi qualcuno entro con le bombe carta". Insomma per il presidente del Consiglio: "Non è possibile che andare allo stadio sia un’impresa: vi pare giusto che lo Stato debba impiegare tutte queste forze di polizia con manganelli per dividere le tifoserie?".

Per quanto riguarda gli sviluppi dell'inchiesta, gli inquirenti parlano di due organizzazioni criminali, legate alla 'ndrangheta con il coinvolgimento di stranieri, che hanno truccato il risultato di almeno 28 partite tra Lega Pro e serie D con lo scopo di guadagnarci dal mercato delle scommesse. Dalle carte emerge un sistema ben oliato con l'individuazione di calciatori, dirigenti e allenatori da corrompere con un 'investimento' di 40mila euro. Nel caso i soldi non fossero convincenti, si passava alla minaccia. Nelle oltre mille pagine di documenti, poi, si leggono particolari inquietanti: i calciatori penalizzavano volutamente la propria squadra, commettendo errori o facendosi espellere in maniera, talvolta anche clamorosa.

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