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Belloli sul calcio femminile: "Basta soldi a ste 4 lesbiche", giocatrici pronte alla protesta in campo

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di Simone Rausi

Felice Belloli è un uomo nel pallone. E non solo perché è il presidente della Lega Nazionale Dilettanti ma anche perché il suo nome è al centro di un polverone che sta scuotendo (aridanghete) il mondo del calcio. Alla base ci sarebbe un’affermazione poco felice che il successore di Tavecchio avrebbe espresso in merito ai fondi da destinare al calcio dilettantistico femminilie: “Adesso basta, non si può sempre parlare di dare soldi a ste quattro lesbiche”.

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Se fosse vero (e pare che lo sia), Belloli dovrebbe ripensare chiaramente alla sua posizione di Presidente. Forse il signore non ha mai indossato una camicia rosa o non concepisce il fatto che un uomo possa lavare casa ma gli stereotipi, da parte di certe persone, non si possono tollerare. Il fatto, che risale allo scorso 5 Marzo, giorno nel quale è avvenuta una riunione del dipartimento calcio femminile, è stato verbalizzato e ha costretto la Procura Federale della Figc ad aprire un’inchiesta. A confermare quanto detto da Belloli è anche Sonia Pessotto, ex calciatrice e consigliera del dipartimento calcio femminile della Figc: "Io c'ero: quella frase sulle 'quattro lesbiche' Belloli l'ha detta. Ora si deve dimettere da presidente della Lega Dilettanti". Belloli, al momento, nega di aver mai pronunciato quella frase.

Nel frattempo la questione è montata parecchio. Diverse le istituzioni e gli sportivi che si sono espressi in merito. Il presidente del Coni, Giovanni Malaga, ha detto: “Io non ho poteri nei confronti di un presidente di una Lega, che è un'associazione privata, ma se ha l'ha fatto non è accettabile e di conseguenza il messaggio va a chi di competenza, che si deve regolare”. Ancora più dura Patrizia Panico, centravanti della nazionale di calcio femminile: "Se le frasi di Belloli sono vere, sono parole sessiste, maschiliste, ignoranti: e noi calciatrici, se verranno provate, siamo pronte alle protesta in campo. Si parla di noi calciatrici di più quando si usa quella parola che quando si gioca una partita di Champions: tutte noi vorremmo essere giudicate per quel facciamo in campo, non per l'orientamento sessuale".

Carlo Tavecchio, di cui Belloli ha preso il posto, ha definito la frase “Odiosa e inaccettabile” ma ha precisato di come questo non fermi in nessun modo il processo di rilancio del movimento (al momento ci sono solo 11mila tesserate ma i fondi di Fifa e Uefa fanno pensare in grande). Gli atti sono adesso in mano alla Procura e si attende l’esito delle indagini.

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