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Bangura resta al Watford grazie ad una petizione

Si chiama “Save Bangura” ed è stato il grimaldello che ha scardinato la dura posizione dell’ Home Office (il Ministero dell’Interno inglese), deciso a non concedere l’asilo politico per Al Bangura. Il diciannovenne, papà da poco più di un mese, calciatore in forza al Watford (serie B inglese) non sarà costretto a tornare in Sierra Leone, la sua terra d’origine, dove sarebbe stato in pericolo a causa dei legami del padre con una setta vudù.

“Come club, siamo molto felici per la notizia- ha detto al “Times” l’attuale presidente del Watford, Graham Simpson- ma siamo ancora più felici per Al e per la sua famiglia. E’ stata una decisione dettata dal buon senso perché quello di Bangura è sempre stato un caso particolare”. Tanto particolare che la mobilitazione è stata notevole. Anche YouTube è stato invaso da decine di video che si occupavano della storia.

Quattro anni fa Bangura si presentò in Inghilterra dicendo di aver perso qualunque contatto con la sua famiglia e di essere scappato dai trafficanti di clandestini che lo avevano portato in Europa, dopo aver subito violenza sessuale. Gli venne concesso un permesso soggiorno limitato, ma da lì cominciarono i guai per il giovane calciatore: la sua domanda di asilo politico venne rifiutata perché, secondo il tribunale, il ragazzo aveva mentito sull’intera storia, visto che in un’intervista alla stampa aveva raccontato di abitare presso uno zio e di chiamare la madre una volta alla settimana. Ieri finalmente la buona notizia “Il prossimo passo – ha spiegato il portavoce del Ministero – sarà quello di concedergli il permesso di soggiorno”.

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