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Antonio Conte, le dimissioni dalla Nazionale sono una possibilità: PSG nel futuro del tecnico?

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Sicuramente contrariato e deluso, forse arrabbiato, probabilmente pensieroso. Descrivere lo stato d'animo di Antonio Conte al momento non sembra impresa particolarmente difficile. Lui, uomo orgoglioso e tecnico grintoso, non ama i giri di parole e non ha interesse nel mascherare i propri pensieri. Al suo modo di fare e di essere ci siamo abituati negli anni da allenatore della Juventus, tra stoccate e bordate nei confronti degli avversari ed il pugno di ferro esibito ripetutamente con i suoi giocatori. L'addio alla panchina bianconera senza troppi complimenti e dopo tre scudetti consecutivi ne è stata l'ennesima dimostrazione. A Conte piace imporsi, ha un ruolo e vuole che le cose siano fatte a modo suo, in tutto e per tutto. Lo ha fatto in Serie A, ma lo stesso vuole fare con l'Italia.

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Da agosto è seduto sulla panchina della Nazionale con tutto quello che ciò implica. In realtà, seduto in panchina, c'è stato poco in questi mesi. E' un uomo di campo lui ed essere il commissario tecnico spesso è più un lavoro da scrivania che non altro. Tra settembre e novembre, comunque, le qualificazioni agli Europei di Francia del 2016 e qualche amichevole sono riuscite in qualche modo a tenerlo occupato. Ora, però, i prossimi impegni sono lontani (seconda metà di marzo) e Conte non vuole aspettare tanto per rivedere i suoi giocatori a Coverciano. Proprio per questo, non solo è andato ad assistere agli allenamenti di tutte le squadre (unica eccezione la Juventus), ma ha anche chiesto alla Federazione di organizzare almeno uno stage nel quale poter allenare per qualche giorno i suoi azzurri.

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Neanche a dirlo, la risposta da parte dei club ad una simile richiesta è stata quantomeno tiepida. Alla fine, però, gli stage si faranno a febbraio, ma da essi verranno esentate le società impegnate nelle coppe europee (il che vuol dire che Conte non avrà praticamente la maggior parte dei giocatori più importanti). Una situazione simile, aggiunta alle problematiche di cui sopra, e sommata alla polemica sui calendari del campionato 2015-2016 (che secondo Conte finirebbe troppo tardi in vista dell'Europeo) ha portato il Ct a ragionare seriamente sul suo futuro.

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Quella della nazionale, infatti, è stata una sfida accettata sull'onda dell'entusiasmo per un riconoscimento importante, ma per la quale forse Conte non è adatto al 100%. Come detto, lui è un uomo di campo, vuole un rapporto quotidiano con i giocatori, è capace di motivarli giorno dopo giorno, di impartire loro i suoi movimenti soltanto con la pratica costante. Rappresenta il centro del progetto, ma per diventarlo ha bisogno di un contatto sistematico, non saltuario. Tutte queste riflessioni mentre dalla Francia rimbalzano voci di un forte interessa da parte del PSG, squadra con risorse immense e dalle ambizioni in linea con quelle di Conte. Decisivi in questo senso saranno i prossimi mesi: da gennaio a giugno Conte valuterà con attenzione il da farsi e, sopratutto, cercherà di capire se il suo progetto è attuabile per una realtà come la nazionale oppure se prevarranno ancora in modo netto le volontà dei club.

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